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Organizzazione nelle PMI: non sempre la flessibilità è il massimo
Siamo certi che la tanto invocata “flessibilità” sia sempre l’approccio organizzativo migliore? Mi spiego con un esempio reale, che mi sembra replicabile in tante PMI.
Alla mattina mi piace fare una sosta al bar per caffè e brioche. Nel tempo, ho selezionato alcuni locali di riferimento, a seconda del tragitto che devo fare. In particolare, ne frequento due, che chiameremo D e F (iniziali del nome del locale).
Sono due grandi bar pasticceria, praticamente identici come struttura: grande banco per la pasticceria, separato dal banco bar. Identico anche lo staff: 4 persone.La differenza è che in D, dall’entrata all’uscita, non passa meno di un quarto d’ora; in F, massimo 5 minuti.
Dato che sono curioso, e che le società sono srl, ho scaricato i bilanci, ed ho visto che il volume di attività di F è praticamente il doppio di D.
A questo punto, mi è aumentata la curiosità “professionale”, ed ho cercato di capire dove stanno le differenze. Ripensandoci un attimo, tutto è, in realtà, molto evidente:
- in D i 4 addetti corrono, si aiutano e tutti fanno tutto, con grande entusiasmo, ma con il risultato di creare molti punti morti nel “processo di trattamento del cliente” e intasamenti nelle varie stazioni;
- in F, una persona sta al banco pasticceria, dove entra il cliente, e distribuisce solo paste; un’altra persona sta girata verso la macchina del caffè e riceve le chiamate dal banconiere; la quarta persona si occupa della cassa e, quando ha vuoti, del riordino dei tavoli. Tutto fila alla perfezione, come un orologio svizzero.
A questo punto, mi sono reso conto di avere scoperto l’acqua calda: l’importanza di ruoli chiari e definiti non è una novità, e non è detto che la PMI sia esonerata da questa necessità; anzi, proprio le dimensioni ridotte rendono spesso permeabili, l’una all’altra, le diverse funzioni, con il rischio di perdere progressivamente di vista lo “schema” di gioco migliore. Ovviamente, occorre trovare un equilibrato compromesso tra l’organizzazione troppo schematica, e l’eccessiva flessibilità.
Ragionando su questo caso, mi è tornato in mente un imprenditore che, mentre ci spiegava di cosa riteneva di avere bisogno, in ambito organizzativo, ci disse: “a forza di spingere sulla flessibilità, la nostra organizzazione è diventata… liquida!”
Andrea Lenzi
www.studiolenzi.eu
Inserito in Organizzazione
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Marketing ruspante
(crediti per l’immagine e per lo spunto ad Andrea Lenzi)
Cominciamo bene: un blog di consulenze direzionali e mi scrivono un post sulla pubblicità di un “ciappinaro” trovata nella posta….
Se però riflettete un secondo, si può notare che questa pubblicità abbastanza fatta in casa ha una serie di caratteristiche che molto spesso mancano nella strategia marketing di aziende “vere”.
- Identificazione del target: le mogli, che – diciamolo chiaramente – sono quelle che decidono le cose
- Identificazione del key influencer: anche se decide il marito (cosa improbabile) o se è lui a trovare il volantino, la moglie è sicuramente l’influenzatore chiave per la decisione d’acquisto
- Esigenza identificata: sono piccole attività che non si ha più tempo di fare, quindi il nostro ignoto ciappinaro ha identificato una nicchia di mercato forse non adeguatamente soddisfatta, nè dai mariti nè dal mercato
- Tono, linguaggio: il volantino parla in prima persona come se fosse un’amica della potenziale cliente che le sta dando consigli su come risolvere il suo problema! Non si pone come un fornitore, ma come un amico. Non è pubblicità, ma passaparola!
- Articolazione della gamma di servizi: un’offerta completa, forse sospettosamente troppo completa. Però l’autodefinizione di “ciappinaro” chiarisce e delimita il campo, si spera a sufficienza. Anche se l’autore non ha resistito e ha forse esagerato con il “….tanto altro ancora….”
- Call to action: magari manca l’indicazione esplicita (ad esempio, “chiama questi numeri, attivi h24″) però i numeri di telefono sono abbastanza eloquenti.
- Immagine coordinata: la composizione grafica, pur se non esente da difetti, è chiara, favorisce la leggibilità ed è coerente anche con il linguaggio. La clipart (o comunque l’immagine) non è brutta. Solo due i font utilizzati, non mi è chiaro se l’Arial del “che ti offre” è voluto o è scappato di mano.
Insomma, sarà un ciappinaro ma le vostre aziende o i vostri clienti potrebbero dire lo stesso della loro comunicazione?
nota: il volantino è vero. La zona è la bassa bolognese. Fatene quello che volete, ma a vostro rischio e pericolo.
Analizzare lo status quo nelle PMI: strumenti e strategie
L’Analisi dello Status-quo aziendale, una metodologia semplice ed efficace, supportata da un apposito strumento operativo, per valutare il posizionamento competitivo della propria azienda dal punto di vista: economico/finanziario, di prodotto, di mercato e della struttura organizzativa. Uno strumento importante, in un delicato momento dell’economia italiana.
“Ogni strumento che possa migliorare la capacità di un imprenditore nel pianificare, controllare ed organizzare la propria attività, deve essere tenuto in debita considerazione, soprattutto in tempi di crisi; attenzione però: non fatevi ingannare dalle offerte di sedicenti consulenti, che vi offrono magiche soluzioni”.
Queste sono le parole conclusive di un discorso tenuto da un funzionario di una Associazione imprenditoriale, in un convegno, tenutosi nelle scorse settimane, sul tema della crisi economica. Parole che ritengo siano da sottoscrivere pienamente, soprattutto quelle finali. Parole che mi hanno fatto venire in mente un fatto accaduto poco più di un anno fa: un amico imprenditore, mi confidò, che in una piccola/media impresa come la sua, impresa da considerare tra le più strutturate del suo settore, non v’era mai spazio per pensare al futuro.
Gli chiesi che cosa intendeva con tale affermazione. Che cosa significasse per lui, pensare al futuro.
Mi rispose ciò che in effetti avevo già riscontrato in molte, forse troppe, eccellenti imprese emiliano/romagnole: egli intendeva infatti, che necessitava di tempo e risorse per poter pianificare lo sviluppo dell’impresa.
Gli proposi, allora, quasi per gioco, di provare a fare una fotografia della sua azienda. Gli sottoposi uno strumento molto semplice, denominato “Analisi dello status-quo aziendale”, allo scopo di valutare la situazione aziendale, dal punto di vista economico/finanziario, di prodotto, di mercato e della struttura organizzativa. Ma rispetto a che cosa ?
Rispetto ai suoi principali concorrenti, rispetto a come organizzava il lavoro, rispetto, quindi, a ciò che oggettivamente si può definire una impresa eccellente, e rispetto a ciò che egli considerava “la sua idea di impresa”.
All’inizio, ne sono certo, non credeva alle mie parole, probabilmente mi riteneva, per riprendere l’affermazione del funzionario sopra citato, “un sedicente consulente che proponeva magiche soluzioni”; fortunatamente le cose ebbero ben altro esito. La scommessa fu vinta da entrambi, soprattutto perché lo strumento utilizzato, impostato secondo la logica di domande e risposte, e pensato proprio per le piccole/medie imprese, permette di “monitorare”, fin dalla fase iniziale, passo dopo passo l’andamento dei lavori.
Un lavoro durato poche settimane, che non ha provocato alcun sconvolgimento alla struttura organizzativa, ma che ha permesso all’imprenditore/manager, di avere una maggiore consapevolezza della propria impresa, e di ciò che potrà accadere nel futuro.
Tante sono le scommesse vinte da altre imprese, che hanno adottato lo strumento: Laura, Responsabile d’Amministrazione di un laboratorio artigiano piacentino, ha potuto constatare che avere sotto controllo i costi aziendali, permette di pianificare meglio il futuro dell’impresa; Marco, Responsabile commerciale di un’impresa parmense produttrice di infissi, ritiene che un buon rapporto tra qualità e prezzo, è l’arma vincente per conquistare nuovi mercati; Diego, Presidente di un’azienda reggiana di servizi territoriali, si è reso conto che con un buon strumento di pianificazione e controllo si governa meglio l’azienda; Davide, Presidente di una società di servizi piacentina, è convinto che per poter avere una buona visione del futuro, occorre puntare molto sulla fiducia nei propri collaboratori; Gianluca, Direttore di una piccola industria modenese, ritiene che un buon mix tra innovazione tecnologica, innovazione organizzativa e attenzione al mercato, può rappresentare una cura efficace ai tempi duri che ci attendono.
Questi sono soltanto alcuni esempi dei risultati che si possono ottenere con una buona Analisi dello Status-quo aziendale, considerato, tra i più interessanti strumenti della Pianificazione Strategica.
Per ulteriori informazioni, visiona la “demo” dimostrativa.
Inserito in Analisi status quo
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